Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale

Calcolo e distribuzione dell'ISVM sui dati dei Censimenti ISTAT: dalla costruzione degli indicatori elementari alla mappatura micro-territoriale.

Cos'è l'ISVM e a cosa serve

L'Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale (ISVM) è un indicatore composito costruito attraverso la sintesi di 7 indicatori elementari, riferiti alle dimensioni della vulnerabilità ritenute più rilevanti per la caratterizzazione del territorio.

Implementato dall'Istat all'interno del sistema di diffusione "8milaCensus", l'indice nasce per offrire uno strumento di facile lettura, capace di esprimere con un unico valore sintetico un fenomeno complesso e multidimensionale.

Utilizzi istituzionali

Collegi elettorali
Determinazione dei collegi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
Audizioni parlamentari
Analisi dello stato di degrado delle città e delle loro periferie in sede parlamentare.
Fondi ai Comuni
Parametro per l'erogazione di fondi ai piccoli Comuni da parte del MIT.

Il quadro concettuale: cos'è la vulnerabilità?

L'ISVM si fonda sul concetto di vulnerabilità intesa come l'esposizione a fattori di rischio che minacciano l'autonomia delle persone e la loro stabilità sociale ed economica (Ranci, 2002).

Tre dimensioni del rischio

  • Nuovi rischi sociali: instabilità lavorativa e difficoltà nel conciliare tempi di cura e lavoro.
  • Fasi del ciclo di vita: presenza di bambini piccoli, giovani in cerca di occupazione o anziani soli/non autosufficienti.
  • Indebolimento delle reti familiari: minore dimensione dei nuclei, che riduce il supporto parentale nei momenti di difficoltà.

L'ISVM nasce quindi per misurare il grado di esposizione al rischio dei territori, permettendo ai decisori pubblici di programmare interventi socio-assistenziali mirati prima che la vulnerabilità si trasformi in esclusione sociale.

I dati censuari ISTAT

L'ISTAT rilascia periodicamente i dati dei Censimenti Generali della Popolazione e delle Abitazioni, fonte fondamentale per analizzare le dinamiche socio-economiche del territorio.

Per questo studio sono stati estratti i dati a livello micro-territoriale per gli anni 2011 e 2021, superando la dimensione comunale per accedere a una scala d'analisi molto più dettagliata.

Selezione e pulizia dei dati

  • Dataset di partenza: oltre 150 variabili censuarie grezze scaricate e analizzate.
  • Filtering & data cleaning: selezione esclusiva delle variabili idonee al calcolo dei 7 indicatori elementari.
  • Risoluzione criticità: correzione dei dati incompleti o non uniformi a livello di Area Sub-Comunale (ASC2) per garantire la comparabilità territoriale.

Selezione delle variabili e costruzione degli indicatori

Per valutare la vulnerabilità sociale e materiale nei singoli quartieri (ASC2), sono stati elaborati 7 indicatori elementari basati sui dati censuari Istat relativi al 2011 e al 2021. A causa delle specifiche disponibilità dei dati censuari a questo livello di dettaglio geografico, tali parametri rappresentano delle proxy operative degli indicatori ufficiali Istat.

Di seguito la mappa dettagliata delle differenze tra le definizioni originali e le proxy adottate:

Ind. 01Carico di Minoriproxy
Indicatore Istat originale

Incidenza di famiglie monogenitoriali (con persona di riferimento < 65 anni) sul totale delle famiglie.

Differenza & proxy utilizzata

La proxy misura la quota di popolazione giovanissima (under 14) rispetto al totale delle famiglie. Motivazione: intercetta la pressione demografica e il carico di cura giovanile sul quartiere anziché la sola tipologia familiare monogenitoriale.

Ind. 02Famiglie Numeroseidentica
Indicatore Istat originale

Incidenza percentuale delle famiglie con 6 o più componenti sul totale delle famiglie.

Differenza & proxy utilizzata

Identica. Mantiene la definizione ufficiale Istat per rilevare i nuclei esposti a potenziale deprivazione materiale.

Ind. 03Bassa Istruzioneidentica
Indicatore Istat originale

Popolazione (25-64 anni) analfabeta o alfabeta senza titolo di studio sul totale della stessa fascia d'età.

Differenza & proxy utilizzata

Identica. Ricalca fedelmente la metrica Istat sull'incidenza della popolazione adulta a basso livello di istruzione.

Ind. 04Disagio Assistenzialeproxy
Indicatore Istat originale

Famiglie pluri-componenti di soli anziani con almeno un componente over 80 sul totale delle famiglie.

Differenza & proxy utilizzata

La proxy misura l'incidenza degli ultra-settantaquattrenni sul totale delle famiglie del quartiere. Motivazione: semplifica il criterio dell'architettura familiare Istat valutando direttamente la concentrazione di anziani con potenziale fabbisogno di assistenza sanitaria e sociale.

Ind. 05Disagio Abitativoproxy
Indicatore Istat originale

Grave affollamento abitativo (incrocio tra superficie dell'immobile e numero di occupanti, es. < 40 mq con > 4 persone).

Differenza & proxy utilizzata

La proxy misura l'incidenza delle famiglie in affitto sul totale dei nuclei. Motivazione: non disponendo dei dati incrociati sulle metrature per quartiere nei censimenti 2011 e 2021, l'affitto viene impiegato come misura indiretta di potenziale precarietà, pressione economica o instabilità abitativa.

Ind. 06NEETidentica
Indicatore Istat originale

Giovani (15-29 anni) in condizione non professionale e non studenti sul totale dei giovani 15-29 anni.

Differenza & proxy utilizzata

Sostanzialmente identica. Mantiene la logica Istat isolando la quota di giovani inattivi fuori dai percorsi di formazione e dal mercato del lavoro.

Ind. 07Disagio Economicoproxy
Indicatore Istat originale

Famiglie con figli giovani/adulti (< 65 anni) in cui nessun componente lavora o percepisce pensione da lavoro.

Differenza & proxy utilizzata

La proxy misura la percentuale di popolazione over 15 priva di reddito sul totale della popolazione. Motivazione: in assenza di dati di dettaglio sul reddito familiare complessivo a livello di quartiere nei rilievi censuari, si rileva direttamente l'assenza di reddito individuale come indicatore indiretto di dipendenza e fragilità economica.

Nota metodologica

L'impiego di queste proxy basate sui Censimenti Istat 2011 e 2021 si è reso indispensabile per ricostruire l'indice IVSM a livello di quartiere (ASC2) e tracciarne la reale evoluzione decennale, salvaguardando la coerenza con le dimensioni concettuali del modello teorico di partenza.

Metodologia AMPI

Normalizzazione dei dati

Ciascun indicatore elementare è stato normalizzato per depurarlo dalla propria unità di misura e ricondotto a un campo di variazione compreso tra 70 e 130:

rij = (xij − Minj) / (Maxj − Minj) · 60 + 70
  • rij — valore normalizzato dell'indicatore j nell'unità i
  • xij — valore effettivo dell'indicatore j nell'unità i
  • Minj, Maxj — valori estremi nella distribuzione considerata
Campo di variazione normalizzato
70 — bassa vulnerabilità100 — media130 — alta vulnerabilità

Aggregazione con penalità per squilibrio (AMPI⁺)

AMPIi⁺ = Mri + Sri · cvi
  • Mri — media aritmetica dei valori normalizzati per l'unità i
  • Sri — scostamento quadratico medio dei valori normalizzati
  • cvi = Sri / Mri — coefficiente di variazione (squilibrio orizzontale)
Perché la penalità positiva? Trattandosi di un fenomeno "negativo", il coefficiente di penalità corregge la media spingendola verso l'alto. A parità di media, penalizza le unità con maggiore squilibrio fra gli indicatori: anche un solo valore estremamente critico emerge dall'aggregazione. Più è alto il valore dell'indice, maggiore è il livello di vulnerabilità dell'area.

Dalla fonte alla mappa

01
Dati censuari
Download ISTAT 2011 e 2021, 150+ variabili grezze
02
Selezione variabili
Filtraggio e cleaning per le 7 dimensioni ISVM
03
Calcolo indicatori
7 indicatori elementari a scala ASC2
04
Normalizzazione AMPI
Min-Max riscalata su campo 70–130
05
Georeferenziazione
Join con Shapefile ASC2 via GeoPandas
06
Mappa coroplete
Visualizzazione interattiva con Altair / Vega-Lite

I valori dell'ISVM sono stati associati alle partizioni geografiche dell'ISTAT tramite file Shapefile, mappati a livello di Aree Sub-Comunali (ASC2) per isolare i confini reali dei quartieri e mostrare le micro-disuguaglianze all'interno della città.

L'approccio consente di esplorare dinamicamente il territorio e individuare visivamente le cosiddette "isole di vulnerabilità": i quartieri in cui si concentrano le maggiori criticità materiali e sociali.

La geografia della vulnerabilità

L'evoluzione dell'Indice di Vulnerabilità Sociale e Materiale evidenzia tre grandi dinamiche che attraversano il Paese. Le mappe qui sotto mostrano tutte e sei le città affiancate: il selettore in alto passa dal 2011 al 2021, e la scala di colore è condivisa fra tutte, così i confronti restano leggibili sia nel tempo sia fra città.

Anno
Indice di vulnerabilità per zona ASC2 · sei città · scala comune

Il valore 100 corrisponde alla media nazionale. Le tonalità verdi indicano valori inferiori alla media, quelle viola valori superiori.

1. Il forte "effetto polarizzazione" al Nord

  • Milano e Bologna: i nuclei centrali e semicentrali si consolidano a bassa vulnerabilità, mentre le criticità scivolano verso le corone esterne. A Milano la vulnerabilità si diffonde nella seconda cerchia (Quarto Oggiaro, Barona, Gratosoglio, Crescenzago); a Bologna satura la periferia (Borgo Panigale, Corticella, San Donato).
  • Torino: mostra un'estensione del disagio verso l'asse nord (Falchera, Villaretto, Barriera di Milano) e a sud-ovest (Mirafiori/Drosso), appesantita dalla contrazione manifatturiera e dai mutamenti demografici nei quartieri operai.

2. La tenuta e la riconfigurazione di Firenze

Firenze mantiene un core centrale e collinare a ridotta vulnerabilità, ma registra un aumento del disagio nelle periferie ovest (Peretola, Brozzi, Le Piagge, zona Ospedale/Aeroporto) e nella prima fascia sud (Sorgane), confermando come anche le città d'arte di medie dimensioni soffrano di segregazione residenziale.

3. La complessa trama del Centro-Sud

  • Roma: presenta una struttura "a macchia di leopardo". Nonostante uno schiarimento in diverse aree semicentrali, la vulnerabilità resta cronicizzata oltre il GRA lungo la direttrice Est (Tor Bella Monaca, Borghesiana, Lunghezza) e sul litorale ostiense.
  • Napoli: mantiene una forte continuità storica nei blocchi Orientale (Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio) e Settentrionale (Scampia, Secondigliano). Si notano tuttavia timidi segnali di miglioramento in alcuni quartieri centrali e intermedi (San Carlo all'Arena), complice la rigenerazione turistica e culturale.
Focus Bologna: perché la vulnerabilità cresce in periferia?
Non si tratta di povertà assoluta, ma del combinato disposto tra gentrification del centro (zone come Marconi, Galvani e Irnerio a vulnerabilità minima) ed effetto spugna delle periferie (Corticella, San Donato, Borgo Panigale). L'indice intercetta la concentrazione di anziani soli, carico di minori, studenti e lavoratori precari in affitto.

Struttura e dinamiche macro dei comuni

Quota di popolazione per quartile di vulnerabilità · 2011 → 2021

Ogni barra è una città in un anno: la larghezza dei segmenti è la quota di residenti in ciascun quartile. Il territorio è ripartito in quartili di ampiezza pressoché uguale (circa il 25% delle aree ciascuno), mentre la popolazione si distribuisce in modo diseguale.

1. Calo dell'alta vulnerabilità (IV quartile)

Mentre la quota di territorio comunale classificata ad alta vulnerabilità rimane costante (circa il 25% delle aree in ciascuna città), si riduce la popolazione residente nelle zone più critiche: Milano scende dal 18,0% al 13,9%, Torino dal 25,9% al 20,1%, Bologna dal 28,3% al 22,8%.

Cosa significa: il disagio materiale acuto tende a concentrarsi in micro-aree meno dense. Questo calo è frutto sia di interventi di rigenerazione urbana, sia del progressivo spostamento (o espulsione) delle fasce più fragili verso i comuni della cintura metropolitana.

2. Concentrazione del benessere (I quartile)

In diversi grandi centri il benessere è "denso": la quota di residenti nelle aree a bassa vulnerabilità supera ampiamente la superficie occupata. Milano e Napoli registrano le concentrazioni più elevate nel 2021 (rispettivamente 31,5% e 29,3%), mentre Roma mostra un forte incremento, passando dal 15,4% al 23,2%.

3. La "terra di mezzo" e le fragilità diffuse

Tra il 45% e il 60% della popolazione urbana fluttua nelle fasce intermedie. In particolare il III quartile intercetta un disagio prevalentemente sociale e relazionale (anziani soli, carico minori) più che un'indigenza puramente materiale. L'esempio più evidente è Bologna, dove nel 2021 il III quartile accoglie ben il 32,6% dei residenti.

4. Stabilità strutturale: Firenze e Napoli

Firenze vede la maggioranza dei cittadini risiedere in aree a bassa vulnerabilità (53,9% nei primi due quartili), con variazioni minime nel IV quartile (21,6% → 22,3%). Napoli mantiene quasi il 30% dei residenti nel I quartile e registra una lieve contrazione del IV (da 25,5% a 23,4%).

Le dinamiche delle singole città

Città
Valore medio dei sette indicatori per quartile di vulnerabilità · 2011 vs 2021

Ogni riquadro corrisponde a un indicatore elementare. Le quattro coppie di barre rappresentano i quartili, dal I (vulnerabilità bassa) al IV (alta). La linea a 100 segna la media nazionale.

Distribuzione e variazione dell'indice

Distribuzione dell'indice nelle zone ASC2 · 2011 vs 2021 · dati reali

La scatola delimita il 50% centrale delle zone, la linea interna indica la mediana, i punti isolati i valori anomali. Il tratteggio segna il riferimento nazionale (100).

L'analisi della distribuzione evidenzia due grandi tendenze opposte tra i principali centri urbani italiani.

  • Aumento della disuguaglianza (Nord e Centro): Bologna, Firenze, Milano e Torino mostrano un evidente allungamento dei boxplot e un incremento dei valori anomali (outlier) nel 2021. Questo trend è il segnale statistico di una maggiore polarizzazione socio-economica, dove la forbice tra i quartieri più agiati e quelli più fragili si è ulteriormente allargata all'interno della stessa città.
  • Calo della vulnerabilità media (Roma e Napoli): Roma e Napoli registrano una riduzione complessiva dei valori medi e mediani, con uno spostamento verso il basso sotto la soglia di riferimento. Al contrario Bologna e Firenze mostrano un rialzo della mediana decennale, confermando l'aumento delle pressioni socio-economiche medie sul territorio.

La mappa delle disuguaglianze

Parametri di sintesi dell'indice per città · 2011 vs 2021

Lo scarto interquartile (III − I quartile) misura la dispersione interna della città: valori più elevati corrispondono a quartieri più differenziati fra loro.

In quasi tutti i grandi centri urbani si assiste a un vero e proprio "effetto forbice":

  • Allargamento del divario: in città come Bologna e Milano lo scarto interquartile si amplia notevolmente. Mentre i nuclei centrali o gentrificati mantengono o migliorano il proprio benessere, i quartieri periferici scivolano verso livelli di fragilità sempre più marcati.
  • Acutizzarsi dei picchi periferici: il valore massimo cresce diffusamente al Centro-Nord, sfiorando o superando quota 120. È il segnale del radicamento di vere e proprie sacche di vulnerabilità isolate, dove si concentrano disagio abitativo, inattività giovanile (NEET) e dipendenza assistenziale.
  • Dinamiche a confronto: Roma e Napoli registrano un ridimensionamento della mediana generale, ma mostrano un aumento dell'asimmetria positiva: i miglioramenti medi tendono a mascherare l'emergere di estremi di disagio fortemente localizzati.
In sintesi: i dati del decennio raccontano città non semplicemente "più povere" o "più ricche", ma strutturalmente più frammentate e polarizzate, con una geografia della vulnerabilità sempre più concentrata in specifici contesti quartiere per quartiere.

Fonti e metodologia

Dati: ISTAT — Censimento della Popolazione e delle Abitazioni 2011 e 2021, sistema 8milaCensus. Metodologia AMPI: Mazziotta M., Pareto A. (2011). Elaborazioni e visualizzazioni: Python, GeoPandas, D3.js.